A Bomarzo, vicino Viterbo, si trova un bosco molto particolare con delle statue decisamente insolite

Il parco fu creato a metà del XVI secolo su commissione del principe Pier Francesco Orsini, comunemente noto come Vicino Orsini (1523-1585), signore di Bomarzo. Secondo le fonti storiche, Orsini decise di realizzare questo straordinario “boschetto” in memoria della moglie Giulia Farnese, scomparsa prematuramente. Egli affidò il progetto all’architetto e antiquario Pirro Ligorio, che stava svolgendo importanti lavori anche presso il Vaticano. Alcuni studiosi hanno attribuito contributi anche a Jacopo Barozzi da Vignola, mentre le sculture furono probabilmente create da Simone Moschino

La statua più caratteristica è quella del mascherone infernale, comunemente chiamato la “Bocca dell’Inferno” (Orco). Questa scultura monumentale raffigura il dio etrusco-romano degli inferi, con le fauci spalancate in un’espressione terrificante. L’iscrizione enigmatica che corre lungo il labbro superiore recita: “Ogni pensiero vola”. Nonostante l’aspetto spaventoso, l’interno della bocca nasconde una funzione completamente inaspettata: è stato convertito in una sala da banchetto, con una tavola di peperino pronta ad accogliere i convitati.
Secondo una nota storica, Vicino Orsini cenava letteralmente nella bocca dell’inferno per placare il dolore della perdita della moglie. Al di sopra dell’ingresso si trova un ulteriore riferimento letterario: la scritta richiama direttamente il famoso verso dantesco “Lasciate ogne speranza, voi ch’intrate” dalla Divina Commedia
La figura dell’Orco a Bomarzo trae ispirazione principalmente da miti legati al dio romano Orcus, divinità degli inferi e punizione dei giuramenti, simbolo del mondo sotterraneo e dell’oltretomba. La sua grande bocca spalancata evoca l’ingresso agli inferi, richiamando l’idea di un passaggio iniziatico verso l’aldilà, simile al concetto dantesco dell’Inferno.
Inoltre, la figura presenta caratteristiche che richiamano i giganti o mostri della mitologia classica, come i Giganti della gigantomachia o le creature mostruose della mitologia greco-romana, amplificando il senso di minaccia e stupore. La bocca aperta e l’iscrizione “OGNI PENSIERO VOLA” invitano a un distacco dai pensieri terreni, suggerendo un viaggio psicologico e simbolico simile a quelli presenti nei poemi epici di Ariosto e Dante. Infine, la realizzazione manierista del parco e dell’Orco riflette il gusto per il grottesco e il fantastico tipico della cultura rinascimentale che si mescola a temi alchemici e metafisici.
Quindi, l’Orco unisce mitologia classica, letteratura e simbolismo iniziatico, incarnando un simbolo complesso di morte, rinascita e trasformazione interiore presente nel contesto più ampio del Parco dei Mostri di Bomarzo
E’ presente anche una costruzione molto particolare, la casa pendente

E’ una piccola struttura edificata deliberatamente su un masso inclinato, con un angolo di inclinazione di circa 23° corrispondente all’asse terrestre.

Tra le sculture più importanti figura il Colosso, la statua più grande del parco, che rappresenta la lotta di due giganti identificati come Ercole e Caco, circondata da figure di guerrieri e da un’iscrizione in endecasillabi che paragona il complesso al Colosso di Rodi.

Un’altra statua molto particolare è quella di Proteo Glauco
Questa enigmatica creazione combina mitologia marina, simbolismo alchemico e l’eccentricità artistica che caratterizza l’intero complesso monumentale. Proteo o Glauco sono due divinità marine della mitologia greca le cui caratteristiche si sovrappongono in questo capolavoro in peperino. Entrambe le figure condividono l’essenza di esseri trasformisti, legati alle acque e dotati di poteri profetici. Glauco era originariamente un pescatore mortale della Beozia, figlio di Poseidone e della ninfa Naide (secondo alcune fonti). Secondo il racconto mitologico, Glauco scoprì un’erba magica dopo aver catturato una lepre sul monte Oreia. Quando vide che questa erba aveva il potere di resuscitare i pesci che aveva catturato, decise di provarla su se stesso e si tuffò in mare.
La metamorfosi fu straordinaria: i suoi piedi furono trasformati in pinne, ebbe la coda di pesce al posto delle gambe, i suoi capelli divennero verdi come il mare, e le sue spalle si allargarono assumendo forme mostruose. Inizialmente Glauco fu sconvolto da questa trasformazione, ma Oceano e Teti lo accolsero tra le divinità del mare, gli insegnarono l’arte della profezia e lo consacrarono come una divinità marina immortale.
Secondo il poeta Ovidio, il quale offre una versione celebre di questa leggenda, Glauco venne purificato da tutto ciò che in lui era mortale e divenne così immortale. Acquistò il potere di viaggiare lungo tutte le isole e le coste accompagnato da uno stuolo di mostri marini, profetizzando avvenimenti futuri. I pescatori temevano il suo arrivo e cercavano con preghiera e digiuno di evitare le disgrazie che profetizzava. La rappresentazione nel Parco di Bomarzo mostra una gigantesca maschera dalla bocca spalancata, caratterizzata da occhi sbarrati pieni di un’espressione enigmatica e perturbante. Il primo (o l’ultimo) mostro che si incontra entrando o uscendo dal Parco è proprio questa testa di Proteo Glauco.

Un maestoso elefante reca sulla schiena una grossa torre e nella proboscide stringe un legionario romano, quasi a volerlo stritolare; sembra un riferimento all’impresa di Annibale durante le guerre puniche
Come raggiungere il bosco:
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